Donna sempre: la storia, le storie. - Comitato 1 Hospice per Eboli
16531
post-template-default,single,single-post,postid-16531,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,qode-theme-ver-16.0.1,qode-theme-bridge,wpb-js-composer js-comp-ver-5.4.5,vc_responsive

Donna sempre: la storia, le storie.

 

Siediti…

Sfogliami …

 

Ricorda…

 

Sei tu…

 

Donna, sempre …

 

 

 

 

Tutto ebbe inizio con un tonfo, in uno di quei giorni silenziosi in cui una frase di poche parole pesa quanto una condanna.

Mi affacciai nella sala d’aspetto dello studio medico. Terzo piano, a piedi. In questi casi, pensai guardando la cartellina che stringevo tra le braccia, è meglio contare gli scalini, è meglio sentire l’appoggio sicuro del marmo sotto la pianta dei piedi.

La luce bianca della sala d’attesa come un fluido si affacciava dallo spiraglio della porta socchiusa. Sembrava proprio volesse invitarmi a non temporeggiare oltre. Era lì la mia destinazione.

La segretaria del dottore mi fece accomodare dopo aver chiesto il mio cognome e verificato l’orario dell’appuntamento. Cinque donne, sedute, stringevano in mano una cartellina simile alla mia.

Nell’attesa pensai a quello che avevo lasciato fuori: mio figlio, mio marito; pensai alle rughe del tempo scavate sul viso di mia madre. Mi sembrò bellissima la vecchiaia. Nel silenzio di quegli attimi, provai ad immaginare le vite di quelle cinque donne che, in quel pezzo di strada, mi facevano compagnia.

Lasciai la paura del domani, concentrandomi sul nodo del foulard della giovane donna che sedeva composta nell’angolo della stanza. Era un groviglio stoffa annodato senza alcuna pretesa che potesse rimanere in piedi, come se le mani che l’avessero attorcigliato fossero stanche o non curanti del fatto che, sotto quella stoffa, non ci fossero più capelli. Le sopracciglia, rade, ma del color del miele mi fecero immaginare che un tempo avesse i capelli lunghi. Si, dev’essere stata bellissima.

E’ arrivato il mio turno. Presa dai pensieri entro a passo spedito, senza paura. Comincio a guardare le cornici sul muro bianco: la laurea, i corsi di specializzazione, il master. Il medico legge i documenti contenuti nella cartellina. D’improvviso mi sento nuda e indifesa: in quelle carte ci sono io.

 

 

 

 

 

 

 ……… Siediti

                                                      …..chiudi gli occhi

…..Prendi tempo

 

….Respira

 

 

Il tonfo annunciato dai presagi nefasti di una giornata apparentemente normale l’ho sentito salire dalle gambe ed è scivolato senza trovare ostacoli fin sulla testa. Sono malata. Neoplasia della mammella. Penso ai compiti di mia figlio che mi aspetta con i libri aperti sul tavolo della cucina. Mi viene in mente che non ho comprato il filetto magro di vitello per la cena: non riesce a rinunciare alla carne, ma in fondo, mio marito è un salutista; non ha idea di quanto sia dolce il sapore del grasso sciolto con il calore del fuoco. Mia madre continua a chiamarmi. Vuole il responso di settimane in pena tra uno studio medico e l’altro. Spengo il cellulare. Solo un attimo, giusto il tempo di comprare quel rossetto rosso che fino ad oggi non avevo mai immaginato d’avere il coraggio di indossare sulle mie labbra carnose che mai come oggi mi sembrano così secche.

Non so come andrà domani, ma so come deve essere oggi. Sono io, sempre io. Donna, sempre.

 

 

 

 

Risultati immagini per donne forti

 

 

“Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza. I caratteri più forti sono cosparsi di cicatrici”

Khalil Gibran

 

 

Letizia Di Capua, 44 anni

“Ho pensato subito che fosse colpa mia. Mi trascuravo, da tempo. Ho perso i miei seni e anche mio marito. Porto con me l’amore dei miei figli, le cicatrici e una straordinaria voglia di riscoprirmi donna. Contro il tumore, ho vinto io”.

 

 

Annamaria Ferraro, 49 anni

“Muoio, ho pensato. Mentre il medico pronunciava la diagnosi gli guardavo le labbra. Non riuscivo a credere che stesse parlando di me. Da allora mi è venuta voglia di vivere. La diagnosi di tumore non è più una condanna: io ce l’ho fatta. Devi farcela anche tu”.

 

Adelaide Letteriello, 47 anni

 

“Ho buttato fuori la malattia. Ho scacciato via la paura, parlando e confrontandomi con altre donne. Oggi sono serena. Voglio vivere”.

 

Teresa Sica, 47 anni

 

“Ho affrontato la malattia senza patirla. La miglior terapia per un malato è la necessità, piena e sentita, di voler guarire. Alla vita, ci si deve aggrappare”.

 

Lello D’Anna, photographer Simona Vuolo, photographer

 

 

Laura Naimoli, giornalista

 

 

Si ringrazia

Farmacie Sant’Anna

Lello D’Anna e Simona Vuolo per i preziosi scatti

Laura Naimoli per la cura dei testi

Vito Di Canto per la sensibilità e la grande disponibilità con cui ha accolto questo progetto

Il settimanale Cucina a Sud, il direttore Maria Rosaria Sica e l’amministratore Anna Guida

Il quotidiano La città di Salerno e il direttore Antonio Manzo

Carmen Autuori, un gancio in mezzo al cielo

No Comments

Post A Comment